CHI NON TROMBA SI RIVEDE

Poco fa ho ricevuto un messaggio. Da un numero sconosciuto. O meglio da un numero che in realtà conosco benissimo, ma che ho cancellato come fanno le quindicenni. E’ bastato un colpo d’occhio e subito in quella serie di numeri comparsa nel mittente del messaggio ci ho visto la faccia di una persona che conosco bene: IL MIO EX

Ho scritto post che narrano le mie disgrazie con Christian, uno che assomigliava ai tempi al Dottor House, ma più giovane e non zoppo.

E’ tutto scritto. Anche la misera fine della nostra relazione l’ho raccontata per filo e per segno. Gli ho estorto una confessione che nemmeno il tenente Colombo.

Ora dopo ANNI, mi chiede se “possiamo prenderci un caffé”, ma solo se voglio, eh.

Come si fa con gli ex? Gli si deve concedere un caffé imbarazzante, pieno di domande del cazzo, tipo “Che fai di bello nella vita?”

Voi come avete fatto?

Io ero pazza di lui. Ed è finita ammmerda, come dice Angela. Per il motivo più banale: una bionda col culo così alto da sembrare applicato sui reni. Una più bella di me.

Dopo un messaggio del genere cosa si fa? Gli rispondo? Se uno lo chiami EX, senza nemmeno voler più pronunciare il suo nome, un motivo c’è?

O sono solo una donnetta ferita che in realtà si scioglierebbe come un calippo nel deserto se solo lo vedesse?

Io spero che qualcuno di voi mi dia due dritte.

Angela é stata diretta come al solito:

“Che faccio Angy?”

La risposta é arrivata su whatsapp, scritta, perché lei era al lavoro, ma farcita di diti medi, iconcine della merda e faccine che vomitano, oltre alla donnina che fa la croce con le braccia. Il testo diceva: “Ire se non lo mandi affanculo tipo subito immediatamente sei uno cogliona!!!”

E aggiunge : “Chi non tromba si rivede, si vede che non gliela dà più nessuna!”

Che faccio?unnamed

CHI NON TROMBA SI RIVEDE

INNO ALLA (MAI UNA) GIOIA

Oggi, la mia giornata ha come colonna sonora l’Inno alla (mai una) Gioia.

Partiamo dal risveglio: ho sognato di farmi la cacca addosso. No, non iniziate a farmi analisi psicologiche del sogno. So che sognare di farsela nelle mutande significhi un po’ sentirsi a disagio, inadeguati. In realtà tutto é scaturito dall’ultimo messaggio vocale di Angela, ascoltato prima di addormentarmi. E’ diventata zia e mi ha raccontato minuziosamente tutti i particolari del suo primo cambio di pannolino alla nipotina.

“No ma tu non puoi capire quanto cazzo cagano i bambini appena nati. Una cosa dell’altro mondo. Liquida, brrrutta, ‘na puzza che non ti dico. Insomma mi volevo ricandidare al cambio di pannolino del dopo svezzamento. Tutto sto latte materno e sta cacca verde. Ire! Ti giuro. Mamma mia.”

Ecco. Dopo aver ascoltato questo mi sono addormentata e ho sognato di cacarmi addosso. Mentre ero al supermercato. Anni di cassa al Super condizionano anche i miei sogni.

Mi sveglio nauseata, mando un vocale di risposta ad Angela in cui le dico:

“Magari torna a raccontarmi le tue acrobazie erotiche con il tuo stallone di turno, che ho sognato ‘na vagonata de mmerda”.

Mi voglio fare un caffè. Con la moka. A me le cialde di George Clooney non piacciono. C’è pochissimo caffé, mi sono dimenticata di comprarlo. Così cerco di fare una mini caffettiera, quella da una tazzina. E la tazzina esce. Bello fumante. Tiro un sospiro di sollievo e mi dico “Aaahh. Meno male.” Verso il caffé nella tazzina arancione, la mia preferita e magicamente mentre la sto appoggiando sul tavolo

MI CADE.

Rimango a guardare il caffé che si espande sul tavolo a mò di tsunami. Faccio in tempo a prendere il pc e lo salvo da morte certa. Pulisco il tavolo. Niente caffé. Potrei andare al bar ma non ne ho voglia. Allora opto per il latte di soia, con i cereali. Dopo averlo bevuto mi accorgo che era scaduto da tre giorni.

Esco, vado al bar e ordino un caffé. Mi viene in mente mia madre, che non solo é un’hippie ferma al ’70, ma mi é diventata schizzinosa su alcune cose.  Il concetto di hippie e quello di schizzinosa sono contrastantissimi. Sarà la vecchiaia. Insomma mi viene in mente lei che mi dice che al bar é meglio bere il caffè tenedo il manico della tazzina di fronte alla bocca. E’ scomodo, ma di là bevono meno persone. Ci provo e la tazzina, porca puttana,

MI CADE-

Nessuno mi ha vista ma l’imbarazzo é tremendo. Mi scuso, pago DUE caffé, me ne faccio fare un altro, bevo e esco.

Ho un appuntamento di lavoro alle 10.

Sono in anticipo. La tizia che devo incontrare é in ritardo. Dopo quasi mezz’ora,la chiamo. E’ spento.

Metto una mano in tasca, inizio a giocherellare col biglietto della metro.

Poi lo tiro fuori, lo guardo e vedo

LA DATA

L’appuntamento é

DOMANI.

Non oggi. Fottuto DOMANI.

Torno a casa. Ho mal di testa, e mi dico che devo fermarmi a comprare il caffé.

Arrivo  a casa. Il mal di testa c’é sempre e penso che un bel caffé amaro mi farà bene.

EINVECENO!

Perché non sono andata a comprarlo.

 Vado al bar ( non quello di prima).

Ordino un caffé. Esco, voglio girarmi una sigaretta.

Rovisto nella borsa et voila.

Tabacco rovesciato.

Buona serata, io vado a prepararmi un minestrone surgelato.

INNO ALLA (MAI UNA) GIOIA

UNA DONNA ANOMALA

Oggi mi sono domandata come sia possibile essere così diversa da tutte le donne che conosco o quasi. Tutte le mie amiche mi sottolineano continuamente che non sia possibile che non mi piaccia nessuno. Mi vogliono presentare uomini, mi istigano a trovare interessanti esemplari di fauna maschile con cui io non riuscirei nemmeno a bere un caffé. Ci ho provato: “Ire, vieni stasera al mio compleanno, ti DEVO presentare uno”.

Ci ho provato, dicevo. L’ho fatto più che altro per non fare la solita disfattista. Mi sono seduta a questo tavolo di amici della mia amica, coppie per lo più. E poi qualche uomo apparentemente invitato per lo stesso motivo: “Ti DEVO presentare UNA”, gli avrà detto la mia amica Giulia.

“Ire, hai l’imbarazzo della scelta, quei tre lì sono single”.

A 32, 33 anni. Ci sarà un cazzo di motivo, dico io.

INFATTI.

Mi attacca bottone (io direi più UNA PEZZA AR CULO) uno dei tre.

Con la scusa di versarmi il vino dice: “Dimmi tu basta”.

Ecco, se non sei nemmeno in grado di versare del vino in un bicchiere cosa vuoi che ti dica.

Io non ho detto “basta”, l’ho guardato mentre riempiva il bicchiere e questo ha aggiunto: “Ahhhh! Abbiamo un’alcolista!”

Poi siccome era seduto di fronte a me, ha iniziato a farmi un pippone sui segni zodiacali.

“Da come parli, devi essere una bilancia, guarda ho già capito un po’di cose di te.”

Meno 5 punti. Giusto per la saccenza.

Io tengo il gioco. “Ah, sei un astrologo.” Il resto della serata mi parla solo di Mountain Bike. Lui é uno sportivo é andato in bici qua, là, su, giù.

Al momento di ordinare ha rotto le palle al mondo perché doveva far sapere che lui mangia solo proteine e allora magari visto che eravamo in tanti avrebbe fatto il “pasto sgarro”.

Eh sì perché guardando il menù si è reso conto che pareva triste con tutto quel ben di Dio, chiedere una fettina di pollo ai ferri. Allora ha ordinato un PIATTO DI BRESAOLA. Mi ha parlato per un tempo infinito di come si prepara, della pasta col tonno che mangia la mattina. Delle fasi della sua dieta.

Io lanciavo sguardi di richiesta di aiuto alla mia amica e lei mi strizzava l’occhio.

Ad un certo punto siamo uscite a fumare una sigaretta. Lei mi fa: “Si mette bene secondo me”.

“Ma é un chiodo nel culo.”

“Oh, Ire, mamma mia come sei difficile, é bello, con un fisico pauroso, si vede che ce n’è. Ma sei una DONNA ANOMALA!!!”

Rientro, mi siedo e mi dico che forse Giulia ha ragione. Lui nel frattempo mi chiede se sono su Facebook.

NO. Io non ho Facebook.

Spalanca gli occhi come se gli avessi detto che mangio vetri a colazione.

“Ma come? Ah sei una radical chic!”

Io voglio solo andarmene.

Arrivati al dolce ordino una crema catalana. Lui mi tocca l’avambraccio e dice: “Ahiahiahi! Diamo da mangiare alle ciccette?” Strizzandomi l’occhio aggiunge: “No dai, sei bellissima”.

Prendo il telefono e mando un whatsapp a Giulia, seduta dall’altra parte del tavolo.

“Giù, porca puttana.”

Finalmente arriva il momento di andare via, un’ultima sigaretta tutti insieme tranne lui, che sta in disparte a guardare il suo orologio da polso.

Lo guarda, lo tocca. E annuncia: “Cazzo, oggi solo 21000 passi.”

E’ un contapassi, non un orologio. E se potessi dire quello che penso direi:

“Non ti preoccupare che per andartene affanculo stasera ne puoi fare ancora un po’”.

Saluto e scappo.

Arrivata a casa mi arriva un messaggio su whatsapp, Giulia gli ha dato il mio cazzo di numero.

“Buonanotte principessa, sogni d’oro”.

Io penso solo:

MA PORCA PUTTANA.

Buona giornata a tutti.

UNA DONNA ANOMALA

NON SONO SPARITA. E’CHE C’HO SEMPRE CAZZI.In senso figurato, purtroppo.

Mi sono resa conto di aver abbandonato il blog, ma non il mio vizio di tenere un’agenda dove scrivo in poche righe i resoconti delle mie giornate.

Cosa mi è successo in tutto questo tempo?  Ora ve lo dico.

– Vivo sempre al quarto piano, con sotto la mia vicina di casa e di cuore Angela.

– Non lavoro più al Super. Ebbene sì. Finalmente la mia laurea ha dato i suoi frutti e lavoro in una comunità di ragazzini stronzini.

– Angela é stata fidanzata per 7 mesi con un tizio che non mollava mai la sua “EX”. Lui le raccontava un sacco di palle, tipo “HO una relazione ma va molto male, non trombiamo da un anno, a breve torno a vivere da mia madre.” Tutte palle, ovvio. Palle che noi che siamo stalker abbiamo scoperto nel giro di poco. E così una sera Angela si é rotta le palle ed é andata direttamente a casa del tizio in questione a raccontare tutto alla sua “EX” che ex non era mai stata. “Mi ringrazierai!”, le diceva. Infatti sono diventate amiche.

– Il mio lavoro in questa comunità mi porta via molto tempo, ma alla fine sono felice. Vi racconterò anche del mio lavoro, prossimamente. E poi al Super erano andate via quasi tutte le mie colleghe storiche. Solo il macellaio Bernardo é rimasto. Quello che tra una fettina e una braciola cercava di appoggiarlo a tutte..

La mia casa é sempre più piena di cose. Libri, scatole con dentro libri. Foto appese, biglietti di concerti, cose da adolescente. Ma a me va bene così. Del resto sono nata da due genitori che sono stati a Woodstock.

– Sono sempre la solita, mi iscrivo in palestra e non ci vado. Quando ci vado esco distrutta e mi vedo sempre troppo flaccida. Angela é sempre strafiga invece. Lei dice che sono le pene d’amore.  Io quando ho le pene d’amore ingrasso. Lei mi dice “E’ che tu sbagli, deve essere più pene e meno amore”. Avrà ragione.

– Io con l’amore sono messa che esco con uno, esco con l’altro e non mi piace nessuno. La nonna di Angela ovvio mi dice che TENGO il malocchio.

– Stasera io e Angela ci guardiamo Sanremo insieme. Lei é sempre la regina dei reality, del trash e della tv spazzatura. Ovviamente é una scusa per mangiare mezzo Kg di orecchiette con le cime di rapa. E berci una bottiglia di vino.  Non sia mai che le possa chiedere andare a mangiare il Sushi: “IO il pesce crudo che poi mi viene IL VERME come nel servizio delle Iene non lo mangio.” Niente da fare.

– Nel condominio é venuto ad abitare uno bono. Da tre settimane. Sembra un po’ Raoul Bova. Mi ha anche guardata una sera. Io, ovvio ero uscita a buttare la spazzatura e stavo rientrando. Leggings neri tutti bucati,  una felpa con la scritta “Slave to love” e i capelli arrotolati con una matita. Niente, lo so. Sono una sfigata.

NON SONO SPARITA. E’CHE C’HO SEMPRE CAZZI.In senso figurato, purtroppo.

IO TE VURRIA VASA’. ( moi non plus)

Qua passano i mesi e le mie vicissitudini sentimentali sono sempre più disastrose.

Buongiorno a tutti.  Vorrei parlarvi del mio nuovo spasimante. Trattasi di maschio bianco, caucasico, trentaduenne, dotato di folta capigliatura, gran bel torace e culo di marmo. Insomma, uno di quelli che di solito a me non mi cacano di striscio. Questo bell’ esemplare di uomo mi si presenta di fronte mentre sono dal gommista a cambiare le ruote in vista dell’inverno. Anzi devo subito sottolineare che è proprio lui, il gommista. Uno dei sogni erotici di noi zitelle, carine ma non abbastanza da avere un fidanzato fisso, o almeno una storia decente dove non ti mollano dopo sei mesi confessandoti di averti cornificata per cinque. il gommista, il meccanico, il muratore. Insomma, nella fantasia di noi donne sole, ma non solo, c’è anche la suddetta categoria: quello sporco di grasso, con la tuta blu che ti cambia le gomme e poi le lancia una ad una su un materasso di pneumatici di scarto dove vorresti lanciarti insieme a lui che manco nel porno casalingo peggiore di you porn.

Il gommista fa subito il piacione, mi fa battute sulle mie gomme un po’ usurate che sono da buttare, “solo queste però”.

Angela dice che se un uomo ama le tue tette subito, finirà per amarti. Allora io mi sono ringalluzzita e nonostante un brufolo sul mento mi son messa a petto in fuori. Poco importa se avessi addosso una giacca pesante che mi faceva sudare; in questi casi aiuta a sembrare maggiorate. Lui è bono. Mi guarda in un modo che io che sono una femmina, lo so cosa vuol dire. Mi fa anche un complimento per come parcheggio in retro e dice che non è da tutti. Mi aveva chiesto di spostare la mia auto perché doveva sistemarne prima un’altra. Lui non lo sa che mi sono pezzata tutta mentre facevo retromarcia, non sa di come ho avutto il terrore di sbattere contro l’Audi da un milione di dollari parcheggiata in officina. Non sa che quel parcheggio è stato un caso e che di solito faccio schifo a parcheggiare.  Il gommista mi chiede il numero di telefono, dice che è per avvisarmi quando la macchina sarà pronta. Insomma, mi chiama e vado a riprendere la mia auto, sta volta mi vesto bene, mi metto un paio di leggings push up e un cappottino che nasconde il mio culozzo e evindenzia il punto vita e le tette. Lui ovviamente non c’è. Rimango delusissima. Torno  a casa e mentre mando un vocale ad Angela per dirle quanto sono sfigata, lui mi scrive su whatsapp.

Ve la faccio breve. CI SIAMO VISTI. UNA SERA. UNA SOLA.

Epilogo:

il gommista mi porta a cena fuori, mi riempie di complimenti, mi versa il vino, fa il galante, mi tocca le mani, me le scalda, mi dice che vuole conoscermi meglio e che gli piaccio. Ha due spalle fantastiche e un sorriso tremendamente sexy.

MA.

Usciamo dal ristorante e mi fa salire in macchina, accende il riscaldamento a palla e io a momenti svengo a causa della temperatura tropicale e di un arbre magique al gusto fruit passion che mi dà la nausea. Però, mi dico, è bono da morire, qua si fa festa, stasera.

Lui mi bacia…e….

Mentre mi bacia mi stringe talmente forte che quasi mi manca l’aria, è caldo, il ragazzo.

Poco male, anzi, molto bene, direte voi.

Solo che quando scatta la lingua, la sua mi arriva alle tonsille e la quantità di saliva che sento durante il bacio è insopportabile.

Inoltre mentre avviene tutto ciò, emette dei rumori, tipo respiro dell’orco.

E niente,  alla fine mi sono fatta accompagnare a casa ma ho dovuto sopportare mezz’ora di uno che sembrava un ragazzino che limona la prima volta all’oratorio al gioco della bottiglia.

Quando gli ho passato per sbaglio una mano sul petto perché volevo allontanarlo per prendere fiato, ha fatto anche: “Ooooh!” tipo porno attore.

E niente. Io con Bava, questo è il suo soprannome da allora, non ci sono più voluta uscire.

Ho sbagliato?

IO TE VURRIA VASA’. ( moi non plus)

ANCHE LE CUGINE RICCHE PIANGONO. (seconda parte ed esiti sconvolgenti)

Ritorniamo alla serata di Venerdì. Mi arriva in casa la cugina ricca milanese Guenda col figlioletto Giulio detto Tsunami. Il marito l’ha tradita. Ora lui è ancora daqualche parte per dei convegni. Lo psichiatra intelligentissimo col riporto, i capellacci lunghi e unti e le patacche di sugo sulla giacca.

“Scusami se sono arrivata all’improvviso. Irene aiutami. Fammi stare un po’ qui.” Stentavo a riconoscerla.

“Miinkia che odiosa, ma come cazzo parla? Che accento odiosoooo miiii!” Angela i milanesi non li sopporta. “Miiinkia anche tu eri milanese una volta ma non parlavi così!”.

Ho tranquillizzato la Guenda. Le ho spiegato che sabato e domenica non ci sarei stata. Ho pregato Tsunami di non uccidere il mio gatto. Ho nascosto il mio pc a casa di Angela. Ci manca solo che la cugina ricca scopra il mio blog.

Domenica sera sono tornata, erano le 22 e trenta e in casa non ho trovato nessuno. Solo un biglietto sul tavolo. “SIAMO DALLA ANGELA. G&G, ti ho lasciato una lettera”. La Guenda da Angela? Con Tsunami? Una lettera? Sarà di lamentele. Non avrà gradito qualcosa. Apro e inizio a leggere.

Irene caracome quella che canta la canzone di Flashdance!!

(NON CI CREDO, LA GUENDA HA FATTO UNA BATTUTA!)

Mi fa strano essere a casa tua, col tuo gatto che mi fa gli agguati da dietro la porta, con questo caldo opprimete e per giunta senza un condizionatore.Con questi soffitti alti alti che mi sembra di stare a casa di nonna Clelia. Irene io ti invidio. Invidio il tuo lavoro al supermercato. Invidio i tuoi sandali commprati al mercato e le tue magliette da 5 euro. Ti invidio perchè te ne sei andata via, da sola e hai studiato sudandoti ogni voto, lavorando allo stesso tempo. Invidio il tuo lavoro, la tua faccia sempre sorridente. Invidio la tua vita e quello che c’è dentro. Ti invidio persino per avere una vicina di casa come Angela. Non sai quanto abbiamo riso sabato sera. Giulio non mi vedeva ridere da non so più quanto. Invidio la tua casa dove si soffoca dal caldo. Nella mia si soffoca ma non per il caldo…Ire IO soffoco.

(MI HA CHIAMATA “IRE”? NON SUCCEDEVA DAL ’93…)

Mi dispiace per come è andata, mi dispiace per come sono diventata. Venendo qui non immaginavo che ripensando alla mia vita, tutto mi sarebbe stato ancora più stretto. Ire io ti ringrazio. Grazie per avermi aperto la porta col tuo solito sorriso da deficiente. Io ti ho sempre voluto bene. Ti ricordi quando facevi il palo sotto i portici mentre io limonavo col Luca? Ti ricordi quando uscivamo vestite uguali? E quando abbiamo rubato gli orecchini? E quando volevamo tatuarci una fatina sulla spalla? Ire io non ho dimenticato nulla. Mia madre è così diversa da tuo padre. Eppure sono fratello e sorella…eppure tu sei venuta sù con le palle…io no…Ire.

Povera Guenda. Ho le lacrime agli occhi. Mi trema il mento mentre leggo. Segno che sto per piangere. Mia zia è sempre stata una stronza. Una zia stronza, una madre stronza. Attenta alle marche, ai vestiti firmati. Alle buone maniere per finta, visto che poi era più cafona di Angela quando imita la tizia del sesto piano. La Guenda fino a 16 anni era normale. Era come me. Una matta. Mi ricordo tutti i pomeriggi passati insieme a lei e alla Clizia che ci raccontava dei suoi ragazzi. Da bambina faceva equitazione, nuoto, danza, pianoforte. Poi si era ribellata. Ma alla fine l’aveva vinta sua madre. le ha scelto le amicizie, i fidanzati, l’università. Le ha imposto certe regole, coi suoi ricatti morali di merda: “Guarda quanto abbiamo speso per te e tu ci ripaghi così?” Povera Guenda che aveva dato un esame di psicologia  e col 30 e lode aveva accettato anche le avances di un professore pelato, col riporto e le patacche di sugo sulla giacca. Però intelligentissimo, eh. Povera Guenda…quei pochi anni che ha più di me sono serviti alla Zia Stronza come alibi per convincerla che non poteva davvero rifiutare una proposta da un uomo così importante e facoltoso. Povera Guenda che si è laureata col massimo dei voti per fare la padrona di casa con due filippini e un figlio impostole dal desiderio di suo marito di creare un piccolo mostro. Povero Giulio – Tsunami. Certo che se è venuto su così…non è colpa sua. Povera Guenda. Piangevo e leggevo…senza quasi avere il coraggio di continuare.

Ire io non so se posso ancora recuperare qualcosa almeno con te. Io questa vita milanese, come dice Angela, non la voglio. Io non sono come mia madre. Io mi sono risvegliata dopo anni di torpore mentale. Ire come cazzo (hai visto? Ho scritto cazzo!) ho potuto fare quello che mi hanno imposto i miei? Ire che me ne faccio del mio 110 e lode e bacio accademico? Ho preso il pacchetto completo. Laurea, super voto e relatore. Almeno potevo buttarmi sull’assistente…somigliava a Christian Slater. Invece ho accettato tutto passivamente. Pensando di costruire qualcosa di solo mio e non dettato da mia madre.  Sono scappata col primo che mi ha fatta sentire grande. Non mi fregava del suo aspetto. Ire io ho sbagliato, di nuovo. Ma voglio ricominciare. Mi sei venuta in mente solo tu, quando ho pensato che dovevo scappare. Qualcosa vorrà dire, no? Ire io voglio una vita normale. Ho preparato la cena con Angela, ho grigliato le melanzane. Lo so stronza che stai ridendo. Ma io non l’ho mai fatto. La filippina, Marisol fa tutto lei. E l’ho invidiata mille volte, quando dalla finestra la vedevo andare in contro al marito e al figlioletto. Avrà pensato anche lei che faccio una vita di merda. Giulio ha mangiato tutto, senza dire che sapeva di cacca secca. Irene qui succedono miracoli. Angela mi ha fatto leggere il tuo blog dove racconti l’orrore che hai vissuto durante i pranzi di Natele milanesi. Non ho mai riso così tanto. Facevo proprio schifo. Il mio sogno sai quale sarebbe? Andare a giocare a scala quaranta con te e le amiche di Nonna Clelia. Ire, giura che mi ci porti. Ti voglio bene. E scusami se sono stata una cugina stronza.

Sono scesa giù da Angela. Giulio disegnava seduto composto. La Guenda e Angela mangiavano l’anguria. L’ho guardata e lei mi è venuta incontro. Rideva e piangeva e anche io e anche Angela. E Tsunami: “Mamma mia che galline che siete, siete proprio delle femmine eh”.

ANCHE LE CUGINE RICCHE PIANGONO. (seconda parte ed esiti sconvolgenti)

ANCHE LE CUGINE RICCHE PIANGONO (prima parte)

Venerdì sera ero con la ceretta sulle gambe, la maschera in faccia, i capelli bagnati, sudatissima, quando il dito di qualche isterico cafonazzo si appiccica sul mio citofono per una decina di secondi.

“Ma chi è?”

“Eh Sono la Guenda”.

Non riuscivo a credere al mio orecchio destro, quello appoggiato al citofono. La Guenda. Mia cugina ricca. Quella che sta con lo psichiatra pazzo e famoso che scrive un sacco di libri e ha la cravatta con le patacche di sugo e i capelli (quelli che restano) inguardabili, con un tremendo riportone. Quella col figlio che va alla scuola Steineriana dove in pratica non gli insegnano un cazzo perché tanto i bimbi imparano da soli. Tsunami, lo chiamo così il mio cuginetto.

La Guenda qui sotto? Le apro il portone e dico ad Angela che non posso crederci. Angela spalanca gli occhi: “Miiiiinkia qua sento aria di temBescchta d’amore”

La Guenda arriva con pantaloni svolazzanti, camicione svolazzante e mega borsa. Il suo profumo mi stordisce.

“Ciao Irene, non sai che casini sono successi, ho pensato di venire qui perché sono scappata.”

Non faccio in tempo a pensare a cosa cazzo significhi essere scappata, visto che ha un figlio terrorista che avrà sicuramente tanto bisogno della mamma…non faccio in tempo che sento dei passi da cinghiale della prateria rimbombare per le scale. “Hey! Ora siamo arrivati dall’Irene e voglio che ti comporti!” La solita frase idiota. “Voglio che ti comporti.” Se l’è portato dietro. Ho la cugina Guenda e il di lei figliolo Tsunami dentro casa.

per sapere chi è La Guenda, clikka qui

Ora che avete capito chi mi ritrovo in casa, capirete quanto fossi disperata. In un nanosecondo, mentre la Guenda appoggiava la sua borsona sul mio letto ho iniziato a pensare:

“La mia casa è piena di quello che lei chiamerebbe  “inutile ciarpame”, ci sono i miei sandali presi ieri ai saldi con Angela, la mia vicina dea dei mercati e marcatini, Regina del trash televisivoDiciamo le parolacce, Angela usa l’intercalare MIIIIIINKIA ogni due parole. Non ho profumi da 270 euro, nè abiti firmati. Detesto il mio parentame Milanese, tranne mia nonna,  e i miei genitori. Detesto pensare che la Guenda ha pochi anni più di me e ha sposato un vecchio, per carità intelligentissimo ma un vecchio, e zozzo anche e brutto. Detesto pensare che lei era una matta. Come me o peggio. Detesto il suo braccialettino di platino tutto pieno di diamanti che formano la scritta BONHEUR. E ora che cosa vuole la Glenda?

“Irene tu mi devi ospitare per un po’. Tu non sai guarda porca pupazza cosa mi è successo. Quel porco. Quel maiale.”

“Ma chi?”

“Mio marito. Ieri  mi è arrivata una valigia. Una valigia, col corriere. Lui è fuori per lavoro, convegni. Prima a Bologna, Ora a Praga. Dall’albergo di Bologna mi hanno mandato questa beuaty case di merda da 50 euro. Dico che si sono sbagliati che non è di mio marito. Mi dicono che è suo, che l’ha lasciato in camera il Dottore. Che il Dottore lo conoscono, che pernotta spesso lì e gli han fatto sta gentilezza. Apro sto robo e sai di chi è? sai di chi è?”

“Di chi è?”

“Di una battona! C’è roba da battona, perizomi, reggiseni, lingerie da battona. Usata per giunta. Profumi da battona, trucchi da battona e una macchina fotografica digitale con queste”.

Tira fuori una macchinetta digitale e io non so come fare per non ridere. Il “Dottore”, lo scienziato che studia i pazzi, con la cravatta con le patacche di sugo in mega boxer bianchi con accanto una troietta su 25, con gli occhiali, biondina. Posa soft hard. Ce ne sono una ventina. Voglio morire dal ridere. Voglio solo ammazzarmi dal ridere tenendomi la pancia. ma la Guenda è furiosa.  Angela mi guarda e sottovoce dice: “Miiinkia!”

ANCHE LE CUGINE RICCHE PIANGONO (prima parte)